Marco Baliani - Dentro un gatto ci sono tante storie
Il primo libro che ricordo è febbricitante. Non so ancora leggere, non vado a scuola, ma quando mi ammalo mia madre tira fuori un libro con la copertina rossa, che a me sembra enorme, si siede accanto al letto e me lo legge.
Il libro ha la febbre come me, tremano le pagine e trema anche la voce di mia madre. Ascolto le storie come in un sogno, le immagini che la lettura mi suscita si mescolano alle immaginazioni della febbre, si confondono, perdo il filo e quando lo riprendo la storia è cambiata, forse è passato un altro giorno, il libro si riempie del mio sudore acido, l’odore della febbre, delle medicine accanto al letto, delle pappette che mangio a fatica.
Quando sto un po’ meglio mia madre mi solleva e mi mostra le figure che sono dentro al libro. Le vedo offuscate, ma sono favolose, cavalli che si impennano, reami in cima a montagne, regine vestite di lusso, mi affascinano i particolari più che l’insieme, gli zoccoli dei cavalli così netti, scuri sul fondo bianco della pagina, le verruche sui nasi dei nanerottoli, la corona dentata del re che brilla di oro, al confronto le mie immaginazioni mi sembrano poca cosa, così quando ripiombo sui cuscini mi sforzo di immaginare meglio, con più dettagli e più colori, forse è cominciata lì la mia voglia di disegnare, cosa che non ho mai smesso di praticare durante tutta la mia vita.
In quelle ore di lettura, ho cominciato a sviluppare il gioco dell’immaginazione, il gioco di vedere figure cose e storie dentro le crepe di un muro, sulle mattonelle sbrecciate dei pavimenti, sui marciapiedi, sui tronchi rugosi degli alberi, sui soffitti , sulle nuvole. Ancora oggi a volte mi fermo nel bel mezzo del traffico e mi incanto a vedere una faccia o un corpo saettante che mi osserva dal selciato della strada.
Il libro rosso si chiamava “La scala d’oro”, non era un libro solo, mia madre ne aveva diversi, tutti pieni zeppi di storie. Che finivano sempre bene.
Ma prima di arrivare alla fine l’eroe o l’eroina ne passava di cotte e di crude, gliene succedevano di tutti i colori, sempre cose terribili, pericolose, da restare in fin di vita, sempre ostacoli o prove che bisognava superare, e ci voleva coraggio oppure astuzia oppure a volte la bontà o addirittura l’incoscienza, c’erano storie in cui a farcela era uno stupidone, così scemo che con la sua scemenza riusciva a fare quello che altri non riuscivano. Altre volte arrivavano aiuti da gente strana che non te lo saresti mai aspettato, animali parlanti, vecchiacci macilenti, nani, oppure, ma questo era più facile, fate buone.
La voce di mia madre era bella, non era una voce sola, cambiava a seconda del personaggio che arrivava, stavo per dire che entrava in scena, ma allora non sapevo proprio cosa fosse il teatro, al massimo con gli amici giocavamo alle belle statuine vestendoci con stracci e scarpe vecchie, ed era già un travestimento teatrale, anche le guerre tra indiani e cowboy, gli appostamenti e il fingersi morti cadendo dopo essere stati colpiti, anche questo era già teatro, da piccoli impariamo il mondo giocando ad un teatro continuo, impariamo a prendere un ruolo, a interpretarlo improvvisando, impariamo a indossare una maschera, a darci nomi inventati.
Poi crescendo ci convinciamo che non si può più giocare, diventiamo seri e releghiamo quei giochi in un passato gioioso ma senza effetti sul presente.
E invece per tutta la vita continuiamo il gioco teatrale appreso nell’infanzia, cambiamo più volte personaggio, indossiamo panni diversi a seconda delle età e dei passaggi biologici o affettivi, assumiamo ruoli e maschere, spesso intercambiandoli in uno stesso periodo di tempo.
Quando ci guardiamo in uno specchio alla ricerca di una nostra identità,non siamo mai da soli, ci portiamo dietro e dentro tutte le anime che ci hanno attraversato.
Io sono stato studente, appassionato giocatore di basket, un militante barricadiero, ho interpretato l’innamorato, il tradito, il traditore, sono stato anche padre.
Infine sono diventato attore e da lì in poi ho cambiato pelle sempre più spesso, sono potuto essere re, assassino, condottiero, amante, soldato semplice, giudice. E sono morto molte volte. Come succedava nei giochi dell’infanzia, sono tornato a giocare come allora, con la stessa serietà, e questa forse è stata la gioia più alta della mia vita. Sono stato fortunato, e cocciuto, il teatro non è arrivato così, me lo sono andato a cercare, come quelli delle fiabe che non mollano mai, e dai dai alla fine, se ci credi, il tuo desiderio si realizza. Ne hai passate tante ma torni a casa più ricco e più grande.
Le tante voci di mia madre nella lettura di quelle prime storie favolose anticipavano in me le figure che successivamente avrei incontrato.
In quei libri rossi c’era già tutto quello che mi sarebbe servito in seguito, diceva Calvino che le fiabe sono un catalogo dei destini dell’umanità, è vero, sono un enorme infinito prontuario per affrontare il gran bosco della vita.
da Dentro un gatto ci sono tante storie
© Marco Baliani
© Foto di Marco Parollo