Rocco Civitarese - Colpa del jazz (2015)
- L’hai mancata.
- Cosa?
- L’uscita, l’hai mancata.
- Non è vero.
- Ti dico di sì. Dovevamo prendere la Milano ovest.
- Guarda che non ci siamo ancora passati.
Elena spegne la musica.
- Sempre con ‘sto Miles Davis. Basta, ti prego, basta, - sospira. - Ti fa distrarre. Prima ti dimentichi di mettere la sveglia, ora perdi l’uscita.
- Ma tu dimmi che c’entra Miles Davis.
Claudio non sa se gli fa più girare le scatole Elena che tira in ballo Miles Davis, o Elena che ferma la musica nel mezzo dell’attacco di Summertime.
- Esci qui.
Claudio rallenta, mette la freccia, prende l’uscita.
Aveva ragione. Ho perso l’uscita.
Non è da lui. Ha percorso quella strada centinaia di volte e ha sempre imboccato l’uscita per Milano ovest.
Eppure quel giorno l’ha oltrepassata.
Claudio è un medico. Uno psicanalista mediocre. Ha pubblicato un paio di articoli su una rivista italiana, nulla di più. Ha ancora gli incubi per l’esame di anatomia. Di Freud ha capito poco o nulla. Di Heidegger non ne parliamo. Ma una cosa la sa. Una sola, semplice, basilare. Tutto ciò che facciamo o pensiamo è legato all’inconscio.
Ha mancato l’uscita dell’autostrada.
Perché?
Perché io, a prendere l’hamburger in quella topaia, non ci voglio andare.
- Ma se ci facessimo un sushi alla Rinascente? - abbozza. - Una pizza?
Elena strozza la tromba di Miles Davis.
- Mi fa schifo il giapponese.
Claudio trattiene il respiro e aderisce allo schienale come una sogliola al fondale marino.
- Era… una proposta…
- Non me ne frega niente delle tue proposte. Da maggio, da maggio ci dobbiamo andare. Ma tu, tu sei un uomo impegnato. Eh sì, ti chiamano per i convegni... Ma me lo dici dove sono ‘sti convegni? Dove? Con chi?
Claudio vede davanti a sé un piccolo castello di carte. È minuto, ma lo ha costruito con pazienza, amore. Poi scorge un uragano che incombe nero all’orizzonte, che guadagna terreno, e si abbatte sul suo castello.
Lui è il castello di carte, Elena l’uragano.
Claudio si sorprende di sé. Si ricorda che sta scrivendo un libro, che è a un punto morto, che gli servono idee per disincagliare la barca arenata sulla riva.
Caccia una mano nel taschino della camicia. Tira fuori penna e taccuino. Appoggia il blocchetto sullo sterzo e con un occhio alla strada e uno alla pagina bianca inizia ad appuntarsi la metafora.
- Ah, giusto, - sbotta Elena. - Sei uno scrittore. Giovane, romantico, un poeta maledetto. Cosa sono io? L’ancora che non ti fa prendere il largo? - Scuote la testa. - Fai ridere. Ma me lo vuoi dire quando la pubblichi, questa Divina Commedia? Quando, Claudio? Cosa aspetti?
Elena dà un pugno sul cruscotto.
- Metti via quel dannato blocchetto!!! Stai guidando! La strada devi guardare! Avanti, guarda avanti!
Elena serra i pugni. Le nocche sbiancano. Guarda terrorizzata la strada che ondeggia e le macchine che quasi sfiorano la carrozzeria.
Claudio è assorto sul Moleskine. Scrive.
… L’uragano…
Lo specchietto sinistro sfiora il guardrail. Scintille.
… si abbatte…
- Claudiooo!!!
… sul castello...
- Tirrr!!!
… di carte.
Claudio acciuffa il volante, solleva lo sguardo, distingue un tir ululante che sta per investirli. Schiva.
Respira.
- Elena, Elena… Scusami, non è successo niente. Adesso prendiamo l’hamburger, come vuoi tu, tranquilla.
Silenzio.
Claudio parcheggia di fronte alla bettola.
- Elly, non succederà più, lo giuro.
Elena inspira a fondo. Posa le mani sulle ginocchia.
- Calma, calma, - mormora.
Claudio guarda fuori dal finestrino. Un mucchio di gente si accalca all’entrata.
Deglutisce.
- Tesoro, - sussurra, - dobbiamo farci tutta quella fila?
- Ho prenotato.
La coppia si sofferma davanti al locale. Claudio si affaccia alla porta a vetri. Un vociare confuso gli rintrona le orecchie. Denti, bava, panini che si sbriciolano, salsa che cola a terra, maniche di camicie che si tingono di ketchup.
- Entra, - sibila Elena.
Claudio si ritrova davanti un colosso di due metri. Il cranio rasato, gli occhi porcini. Il gigante scopre la dentatura piombata.
- Prenotazione?
- Sì… abbiamo prenotato.
L’uomo afferra il libro delle prenotazioni.
- Nome?
- Ho prenotato a nome tuo, - interviene Elena.
Claudio sbianca e cerca gli occhi della moglie.
- Perché? - piagnucola. - Perché l’hai fatto?
- Nome!?
- Claudio… Claudio Ciabbatte.
- Ciabbatte?
- S-ì… - sussurra.
- Claudio Ciabbatte. Ciabbatte Claudio. - Il gigante schiocca le labbra: -Quando si dice la fantasia. Tavolo otto.
Si siedono a un tavolino rotondo incrostato di senape.
Il locale è stipato come un sacco dell’immondizia. L’aria non è altro che un miscuglio di ketchup, olio soffritto, cipolla. Dal bancone si eleva l’odore denso di birra, grappa, tequila.
Odori che a Claudio mettono ansia.
Lui è un uomo calmo, pacifico. Potrebbe vivere in spiaggia, sdraiato sul lettino a leggersi Camilleri e sorseggiare camomilla. Mare, romanzo, camomilla. Tutto qui. Elena no. Come puoi chiedere a un’ex lupetta di passare le vacanze sul lettino? Lo ha trascinato sull’Etna in mezzo alla lava, in Kenia tra i leoni, e ora in quell’inferno dove a soffocarlo non è la puzza di zolfo ma quella di cipolla.
Dov’è la sua camomilla? Un thè, un caffè, latte e nesquik. Non gli servirebbe nulla di più.
Ma il menu dice:
Lardo. Lardo. Colesterolo. Burro. Infarto. E tre chili di carne in salsa barbecue.
Fa caldo. L’odore di formaggio fuso gli ottura il naso, gli impregna i bronchi. Claudio inizia ad ansimare come una donna prima del parto.
- Elena… usciamo? Non abbiamo ancora ordinato, siamo ancora in tempo… non mi sento bene…
Claudio si sente svenire. Ha bisogno di un appiglio, di qualcosa che lo sorregga.
- Elly… per favore…
L’ombra del colosso si allunga sul tavolino.
- Ordini?
- Per me il numero diciannove, - dice Elena.
- Tu, Ciabbatte? - ghigna il gigante.
Si sente precipitare, comprimere il torace.
- Prendo… l’ham… l’hamburger… quello per… per i bamb…
Il colosso scoppia a ridere, poi se ne va.
Claudio appoggia il mento sui pugni.
Elena ha lo sguardo incollato al tavolo. È ancora bella. Senza dubbio. Ma non è più la stessa. È diventata insensibile. Imprigionata nella sua stessa corazza. Lo ama ancora? Dipende da come mi sveglio, gli aveva risposto una volta. Una lieve ruga le solca la fronte. La sua Elena, che in libreria si trasforma, sfoglia i nuovi titoli come una madre davanti ai primi passi del figlio, guida i clienti come Virgilio con Dante, è preoccupata. Perché? Cosa sta succedendo dentro di lei? Sbalzi d’umore, strilli alternati a mormorii confusi, notti insonni e giorni interi abbracciata al materasso. Claudio ed Elena sono due geo-mag gialli: massima repulsione o attrazione insaziabile. Il prossimo passo è disporsi paralleli: ignorarsi, lasciare che il loro rapporto si dissolva in una nuvola di polvere.
- Amore, come procede il tuo romanzo?
Eccola. Una voce dolce, delicata.
- Amore, il tuo romanzo, quanto ti manca per finirlo?
Nei suoi occhi c’è una luce magica, quasi spiritata.
- Poco… poco, - risponde lui.
Claudio ha capito. Lo scrittore che è in lui è riuscito a identificarla: Elena è una bilancia che non sa stare in equilibrio, non contempla la via di mezzo. Odio o amore. Grida o sussurri. Assassina o liceale innamorata dell’amore. E con un brivido di sollievo, capisce che i due geo-mag non saranno mai paralleli.
- Posso leggere cosa hai scritto in macchina?
Claudio le porge il Moleskine.
Elena ammutolisce. Gli riconsegna il taccuino.
- Wow. Come ti vengono, voglio dire, come ti vengono idee del genere?
Meno male che non sa che l’uragano è lei.
- Io, io… mi vengono. Davvero pensi che sia bella?
- Sì, lo penso veramente.
- Grazie, - mormora.
Elena scuote la testa. Si accarezza la pancia. Sorride.
- Sarebbe bellissimo.
- Cosa?
- Che lo pubblicassi. Potremmo permetterci la casa al mare. Ne avevamo parlato…
- Sì, - biascica. - Sarebbe bello.
- Pensavo alla Liguria. Ci sono posti carini anche sull’Adriatico. Puglia, magari. O una casa più grande… sai, col…
Le parole le rimangono in bocca.
Elena si riavvia i capelli.
- Claudio… usciamo.
- Certo, - balbetta. - Usciamo.
Si districa dalla ragnatela di mostarda e salsa barbecue e raggiunge la macchina. L’ossigeno dà nuova vita ai suoi polmoni atrofizzati. Aspetta sua moglie, poi le apre la portiera.
- Vuoi che accenda l’aria condizionata? - chiede.
- No, grazie. Apro il finestrino.
Claudio mette in moto e ingrana la prima. L’auto si allontana dal locale come un’anima che ha finito di scontare la pena in purgatorio.
I lampioni brillano come tante piccole lune. Il sole è tramontato. All’orizzonte uno stralcio di rosa tempestato di rubini.
- Ehi, - sussurra Claudio, - tutto ok?
Elena non lo guarda. I suoi occhi sono lontani, avanti, oltre l’orizzonte. Si accarezza il grembo, poi avvicina le dita alla radio.
Claudio è paralizzato. Il cuore in subbuglio. Gli occhi incollati al viso di sua moglie.
Elena preme il pulsante CD, poi alza il volume.
La tromba squarcia l’aria. Miles Davis attacca con Summertime.
Elena sorride.
Claudio sorride.
Dopotutto, è estate.
© Rocco Civitarese